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Edizione: 6/2013 dicembre

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6/2013 dicembre | pagina 1

Effetti collaterali: chi li scorda?
Un safari in Kenya e un tuffo nel mare del Madagascar sono da tempo nei miei desideri di viaggio. A fermarmi dal programmare lì una vacanza è la profilassi antimalarica: mi spaventano gli effetti collaterali dei farmaci. Il Lariam, per esempio, può provocare una sfilza di disturbi, tra cui la depressione (vedi articolo a pagina 8).

Ho dunque deciso di non assumere un medicamento potenzialmente dannoso per la mia salute. Ma conoscere gli effetti secondari non porta sempre a questi risultati, anzi. Secondo un studio su 254 persone pubblicato in settembre dalla rivista americana Psychological Science, può succedere il contrario.

I ricercatori hanno mostrato ai volontari le pubblicità di quattro prodotti: sigarette, dolcificanti artificiali, farmaci contro la disfunzione erettile e la perdita di capelli. Alcuni sono stati avvertiti degli effetti collaterali, altri no.

Nell'immediato, le persone avvisate della pericolosità dei prodotti hanno ridotto gli acquisti. Ma dopo qualche settimana hanno comperato più di quelle che conoscevano solo i benefici. Perché? Secondo i ricercatori, gli avvisi sugli effetti collaterali diverrebbero nel tempo un'indicazione di affidabilità e onestà dell'azienda produttrice piuttosto che un deterrente contro l'acquisto.

Cosa fare, allora, per salvaguardare la salute dei consumatori? L'ho chiesto a uno dei ricercatori, Ziv Carmon, professore alla Business School for the World di Singapore, che mi ha risposto così: «Occorre che loro vedano gli avvisi poco prima di fare una scelta di acquisto o di consumo. Per esempio, se si vuole avvertire un paziente sui rischi di una procedura medica, occorre far leggere e firmare il consenso a ridosso della procedura piuttosto che giorni prima».

A me, però, il tempo non ha fatto cambiare idea sulla profilassi antimalarica. E a voi lettori che effetto fanno gli effetti collaterali?

Antonella Sicurello

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