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Edizione: 2/2014 aprile

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2/2014 aprile | pagina 8

Dolori oltre i reumatismi
Molte medicine hanno pesanti effetti secondari

I dolori reumatici rovinano la vita di chi ne soffre. I farmaci per curarli possono però fare più male che bene.

Nel 2005, all'età di 39 anni, Ursula si è accorta che le sue mani non rispondevano più molto bene ai comandi. «Avevo continui dolori alle dita e al mattino le mie mani erano come irrigidite», racconta.

La diagnosi del medico: poliartrite, conosciuta anche come artrite reumatoide. Si tratta di una malattia che porta il corpo ad aggredire anche le articolazioni, che di conseguenza s'infiammano, fanno male e perdono mobilità.

Questa malattia rende un po' difficile la quotidianità di Ursula: «Tagliare le carote, ad esempio, è un'azione che non riesco praticamente più a svolgere», spiega. Per questo motivo, ha bisogno di utensili speciali per le persone che soffrono di reumatismi.

Un principio attivo mal sopportato
Nel suo caso sono colpite soprattutto le dita delle mani. Ursula deve assumere medicine che frenano la progressione della poliartrite secondo una terapia con Methotrexat, Arava e Plaquenil. «Non sopportavo il Methotrexat», ricorda la donna. «Avevo continue infezioni, e così ho smesso di prenderlo».

Quando i dolori la fanno soffrire troppo, assume l'antireumatico Olfen, e a volte anche cortisone per contrastare le infezioni.
Spesso, però, questi antireumatici causano problemi: alleviano i disturbi in modo insufficiente o hanno sgraditi effetti collaterali.

Questo vale anche per i farmaci più prescritti dai medici in caso di reumatismi, come ad esempio Voltaren, Brufen, Apranax o Celebrex. Anch'essi contrastano le infezioni, però non contengono cortisone (vedi tabella).

Danni allo stomaco e pericoli per il cuore
Questi farmaci antireumatici sono da tempo oggetto di critiche: non solo spesso danneggiano lo stomaco, ma sono anche pericolosi per il cuore. La prima volta che se ne è parlato è stato a proposito di Vioxx. Il produttore, Msd, lo ha dovuto ritirare dal mercato dieci anni fa perché causava infarti cardiaci e ictus.

Anche altri antireumatici privi di cortisone nuocciono al cuore, in particolare quelli con i principi attivi diclofenac e ibuprofene. Recentemente, ciò è stato confermato da un vasto studio pubblicato sulla rivista specialistica Lancet. Le due sostanze hanno aumentato il rischio del 40% circa. Secondo i ricercatori inglesi, solo il naproxene non è pericoloso per il cuore.

Wolfgang Becker-Brüser, caporedattore della rivista critica Arznei-Telegramm, giunge alla seguente conclusione: «Diclofenac e ibuprofene dovrebbero essere assunti per brevi periodi e solo se il cuore è sano». Per le persone con un rischio particolare di malattie cardiocircolatorie sarebbe più adatto il naproxene. Ad esempio, per chi ha già subito un infarto cardiaco o un ictus, ma anche in caso di fattori di rischio quali ipertensione, diabete e fumo.

Ma ci sono alternative ancora migliori: gli antidolorifici a base di paracetamolo. In genere, questi sono ben tollerati anche se assunti per lunghi periodi.

Alcuni medici prescrivono ai loro pazienti pure il metamizolo, che però può avere pesanti effetti collaterali. In caso di dolori molto forti vengono usati anche gli oppioidi, assunti sotto forma di pastiglie oppure applicati come cerotti.

Rischi riconosciuti dalle case produttrici
La casa farmaceutica Novartis conferma che farmaci come Voltaren presentano un rischio «leggermente più alto» di eventi causati da emboli. Questo concernerebbe però tutto il gruppo di questi farmaci e non sarebbe più grave con Voltaren. Novartis si dice convinta del «profilo di utilità-rischi» del suo antireumatico.

Nemmeno la produttrice di farmaci generici Mepha Svizzera nega il rischio: questo sarebbe comunque anche segnalato nel foglietto illustrativo dei suoi prodotti Olfen e Irfen. Il pericolo dipenderebbe dal dosaggio. Senza prescrizione medica, i prodotti non dovrebbero essere assunti per più di tre giorni, come dice il portavoce della ditta, Cristoph Herzog.

Abbot, produttore di Brufen, non ha voluto esprimersi.

Sonja Marti, Gesundheitstipp
Michela Salvi

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