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Edizione: 4/2014 agosto

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4/2014 agosto | pagina 26

Raptus nocivi
Infuriarsi danneggia il cuore. Lo dice una ricerca

Gli eccessi di rabbia favoriscono l'infarto. Per gestire la collera occorre prendere le distanze dalla situazione critica.

Una volta, Teodoro mandava giù la rabbia e il risultato non era un granché: la collera continuava a ribollire nella sua pancia, fino a crescere al punto da scoppiare improvvisamente. «A quel punto urlavo contro chi mi stava di fronte», dice l'uomo, che ora ha 62 anni.

Le esplosioni di collera non sono sgradevoli solo per l'ambiente circostante, ma possono avere un esito letale anche per la persona collerica stessa.

Infatti, come dimostra un recente studio pubblicato sullo European Heart Journal, sollecitano il cuore. I ricercatori della Harvard Medical School (Usa) hanno valutato nove esami scoprendo che, due ore dopo uno sfogo di collera, il rischio di subire un infarto cardiaco è cinque volte superiore che da tranquilli, mentre il rischio di ictus è triplicato.

Le persone a rischio sono quelle che sfogano la loro collera più volte al giorno, in particolare se hanno già avuto una malattia cardiocircolatoria, fumano o sono in sovrappeso.

Durante gli stati collerici, il cuore batte più in fretta e la pressione aumenta, cosa che può causare emboli e otturare i vasi cardiaci.

Respirare, osservare o lasciare il locale
Gli irosi, però, non sono impotenti nei confronti della loro rabbia. La ricetta più importante sarebbe parlare delle proprie emozioni. «Quando qualcuno mi irrita, non lo accetto senza commenti», dice Teodoro. Piuttosto, chiederebbe alla persona di smettere, prima di scatenare la sua collera. «In questo modo sciolgo la stizza».

Se, malgrado ciò, dovesse accumularsi collera, Teodoro consiglia misure d'emergenza, come abbandonare il locale.

Per calmarsi può essere molto utile respirare a fondo o fare una passeggiata. Anche cambiare prospettiva ha un effetto tranquillizzante. Per farlo, la persona arrabbiata dovrebbe osservare la situazione e i propri sentimenti come lo farebbe uno spettatore esterno, sentendosi in tal modo meno prigioniera della collera.

Andrea Fopp, Gesundheitstipp
Silvia Mossi

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