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Scelgo io
Edizione: 4/2014 agosto

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4/2014 agosto | pagina 24

Il cibo non combatte la frustrazione
Come ci si libera dal circolo vizioso dell'alimentazione compulsiva

Mangiare per combattere la frustrazione o lo stress ha effetti nefasti sulla salute. Scelgo io spiega come perdere questa pessima abitudine.

Siete tra quelli che divorano una pizza in tre minuti? Attenzione, perché non fa bene. Mangiare in fretta, infatti, fa assorbire più calorie e così si ingrassa prima.

Lo dimostra uno studio svolto sotto la direzione di Christoph Beglinger, medico primario all'Ospedale universitario di Basilea, pubblicato sulla rivista Physiology and Behaviour.

Durante questa ricerca si è osservato che, prima di provare una sensazione di sazietà, le persone che mangiavano in fretta assumevano mediamente 140 chilocalorie in più di quelle che si prendevano il loro tempo. Con ciò gli scienziati hanno confermato studi precedenti.

Le persone a rischio sono soprattutto quelle che mangiano per frustrazione, che reagiscono allo stress, al nervosismo sul posto di lavoro o alla tensione ingerendo cibo in fretta.

Un'indagine finlandese ha rilevato che ben il 30% delle donne e il 25% degli uomini mangiano abitualmente per combattere lo stress. Per la Svizzera non ci sono dati.

Chi compensa la frustrazione in questo modo entra in un circolo vizioso: mangiando aumenta il peso, con esso sale la frustrazione e si finisce per mangiare ancora di più e più in fretta. «In genere, le persone toccate dal problema se ne rendono conto solo dopo aver registrato un aumento del peso corporeo», spiega Stefanie Bürge dell'Associazione svizzera dei dietisti diplomati.

Ci sono però alcune strategie per uscirne. La base è data da una terapia comportamentale, che insegna a gestire le emozioni che portano a mangiare in modo incontrollato. Bürge consiglia di tenere un diario in cui segnare l'ora di ogni pasto e come ci si sente mentre lo si assume. «Alcune persone sono scioccate quando leggono con quale frequenza mangiano senza avere effettivamente fame».

Due passi per superare l'attacco di fame
Molte volte, però, si tratta anche di resistere ad attacchi di fame acuta. Lo scienziato nutrizionista tedesco Uwe Knop ha una ricetta semplice: distrarsi fino a quando l'attacco è passato ascoltando musica, facendo una passeggiata fuori o camminando per il locale. Anche una respirazione cosciente può essere d'aiuto.

Uno studio pubblicato sull'International Journal of Neuroscience dimostra inoltre che un massaggio ai piedi, ad esempio con una pallina da tennis o da massaggi, riduce il tasso dell'ormone dello stress cortisolo nel sangue.

A lungo termine, le persone interessate devono trovare alternative al frigorifero. «Spesso manca semplicemente una compensazione alla quotidianità e al lavoro», dice Stefanie Bürge. Si sottovaluterebbe ad esempio l'effetto degli hobby, che invece impediscono di limitarsi ad ammazzare il tempo sdraiati sul divano a mangiare cioccolata.

È d'aiuto anche lo yoga, grazie al quale migliora la percezione del proprio corpo. Sorseggiare regolarmente una tazza di tè nero aiuta a combattere la fame da stress, come dimostra uno studio pubblicato sulla rivista specialistica Psychopharmacology: dopo alcune settimane, tra i 70 partecipanti al test l'ormone dello stress cortisolo si è dimezzato.

La maggior parte degli interessati riesce a liberarsi da questa malsana abitudine da sé, senza un supporto medico o psicologico. Se però la causa del malumore è più profonda, ad esempio per una depressione, serve un aiuto professionale.

Andreas Grote, Saldo
Michela Salvi

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