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Edizione: 5/2014 ottobre

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5/2014 ottobre | pagina 20

Autonomi già da piccoli
I giovanissimi hanno bisogno di potersi gestire anche da soli

Stare sempre appresso ai propri figli e decidere tutto per loro impedisce ai bambini di agire in autonomia. Lo dicono due esperti dell'educazione.

A volte Manuela prova un senso d'apprensione, ciò nonostante lascia andare le sue figlie di nove e sei anni in bicicletta fino a scuola per giocare con le amiche. «Non posso controllarle costantemente e cerco di non pensare sempre al peggio», dice la mamma 27enne. «In passato si lasciavano uscire i bambini più spesso».

Oggi, invece, sempre meno genitori concedono queste libertà ai figli. Secondo l'esperto di educazione Josef Kraus, 40 anni fa un ragazzino di 10 anni poteva muoversi liberamente in un raggio di 5 chilometri da casa. Ora si parla di 500 metri.

Genitori come chiocce, figli senza spazio
Gli esperti constatano che i genitori esagerano vieppiù con le attenzioni. «Sono sempre di più quelli che vogliono proteggere i figli da qualsiasi cosa negativa», spiega Marlies Bieri dell'associazione mantello Formazione dei genitori Ch. Nel suo ruolo di direttore di un liceo della Baviera, Josef Kraus si trova spesso confrontato con genitori che sorvegliano continuamente i loro figli e si precipitano da loro a ogni piè sospinto.

Kraus stima che da un bambino su sei a uno su dieci sia sorvegliato a tutto tondo da cosiddetti genitori-elicottero, e la tendenza è in aumento. Secondo lui, le intenzioni dei genitori sono le migliori, ma queste porterebbero spesso a risultati opposti a quelli voluti. Così facendo, infatti, non si darebbe spazio al normale impulso dei bambini di fare le cose da soli. Peggio ancora: i genitori danneggiano i figli.

«Se un bambino non può correre all'aria aperta e non va da solo neanche a scuola, non bisogna sorprendersi se diventa poco sportivo e impacciato», dice. I bambini possono imparare a valutare correttamente i rischi solo se hanno la libertà di scoprire il mondo autonomamente.

Se i genitori non intervengono troppo precipitosamente, i bambini possono sviluppare meglio anche le capacità sociali. Ci si può ad esempio aspettare che i bambini risolvano una lite da sé: «In questo modo imparano a dire di no e ad imporsi».

L'eccesso di attenzioni dei genitori inizia però presto: alcuni avrebbero una chiara idea di come si dovrebbero sviluppare i figli sin dalla loro più tenera età, come dice Bieri. Ad esempio, la scelta dell'asilo: alcuni offrono un sostegno per la prima infanzia particolarmente intensivo, mentre altri hanno educatrici che parlano inglese, in modo che i piccoli di tre anni imparino già una lingua straniera.

Nei primi anni di vita, però, dice ancora Bieri, i bambini dovrebbero innanzitutto imparare i gesti della quotidianità, come infilarsi le calze, lavarsi i denti o maneggiare le forbici. Se ne hanno la possibilità, copiano queste attività dagli adulti. Per questo, nei suoi corsi, Marlies Bieri trasmette ai genitori il concetto che la miglior cosa da fare per i figli piccoli è prendersi tempo e offrire loro molte esperienze di quotidianità.

Il bambino tanto atteso diventa un progetto
Secondo Kraus, programmare eccessivamente la vita del bambino è molto diffuso soprattutto tra i genitori con una buona formazione. Ai loro occhi, il figlio dovrà assolutamente raggiungere la maturità liceale. Ma questa è una falsa credenza, dice Kraus. Oggigiorno, infatti, la formazione professionale è molto ben strutturata: «Nelle scuole tecniche ci sono innumerevoli possibilità di continuare la formazione anche senza avere la maturità liceale».

Secondo Bieri, anche i genitori con un solo figlio tendono ad assumere un comportamento da mamma chioccia. In modo ancora più evidente quando avere il figlio è stato difficile: «Quando il bambino tanto desiderato finalmente arriva, può trasformarsi in progetto, e le aspettative a lungo coltivate dai genitori possono diventare realtà».

Nell'ambito dei suoi corsi per genitori, Bieri ha constatato che molti di loro stanno seduti per ore al tavolo con i figli per aiutarli nei compiti. Questo indebolirebbe però l'autostima dei bambini: «Imparano che i genitori sono più bravi di loro e anche che non devono pensare autonomamente». La consulente familiare è convinta che i bambini possono realizzare da soli tantissime cose, se li si lascia fare. I genitori li dovrebbero aiutare solo se necessario, altrimenti si rendono servi dei loro figli, che poi diventano "principini" e "principesse".

L'autonomia è il primo scopo educativo anche per Laura, che non evita ai suoi due figli adolescenti di pagare le conseguenze delle loro manchevolezze. Ad esempio, se si tratta di svegliarsi da soli alla mattina. Renato, che ha 13 anni, spesso non ce la faceva.

«Litigavamo spesso per questo motivo e dovevo sempre tirarlo fuori dal letto», racconta la mamma, 49enne. Fino a quando un bel giorno l'ha lasciato dormire. Renato si è spaventato ed è arrivato a scuola in ritardo, perdendo la prima ora. Da allora, Laura non ha più dovuto svegliarlo.


Consigli

Trascorrete molto tempo insieme

- Lasciate che i vostri figli vi aiutino nei lavori domestici, anche se ciò vi ruba tempo.

- Se un bambino fatica a fare i compiti sostenetelo, ma lasciate a lui la responsabilità.

- I vostri figli non devono essere i migliori, i più furbi o i più veloci.

- Trascorrete molto tempo con i vostri bambini e non riempiteli di attività programmate.

- In molti comuni ci sono corsi per genitori. Informazioni su: www.formazionedeigenitori.ch.


Christian Egg, Gesundheitstipp
Michela Salvi

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