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Edizione: 5/2014 ottobre

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5/2014 ottobre | pagina 22

Un sano egoismo aiuta
Continuare ad occuparsi dei propri hobby malgrado si curi una persona che ha subito un ictus migliora la qualità di vita.

Le persone che si trovano ad assistere un familiare ammalato dovrebbero pensare anche a se stesse. È la conclusione di una ricerca condotta in Canada.

I ricercatori dell'Università di Toronto hanno interrogato 400 persone che si occupavano tutte di un familiare che aveva subito un ictus. Le più soddisfatte erano quelle che continuavano a perseguire i propri hobby e interessi.

Anche le persone che si occupavano di un familiare che aveva subito un ictus particolarmente grave erano più soddisfatte. Probabilmente perché dopo un ictus leggero ci si aspetta più facilmente che i pazienti nella quotidianità vivano normalmente, come scrivono gli autori sulla rivista specialistica Stroke, ma quando questo non avviene la frustrazione è grande.



L'udito debole isola

Gli anziani che ci sentono poco tendono a isolarsi. E restare soli mina il loro benessere.

Le difficoltà d'udito negli anziani sono il più frequente motivo dell'isolamento sociale. È il risultato di uno studio dell'Università svedese di Göteborg. I ricercatori hanno seguito 400 persone tra 80 e 98 anni di età nell'arco di sei anni. In questo periodo hanno potuto registrare che non sono le fragilità fisiche a portare gli anziani ad avere meno relazioni sociali, bensì il peggioramento dell'udito. Infatti, le persone interessate si vergognano di dover continuamente chiedere di ripetere durante una conversazione.

La solitudine limita fortemente il benessere degli anziani, come scrivono gli scienziati sul Journal of Personality. Il medico zurighese Thomas Walser lo ammette: nel suo studio farebbe l'esperienza pratica che le difficoltà d'udito sono un motivo frequente di ritiro sociale. Walser ne è convinto: «Se ci si prende tempo a sufficienza per gli anziani, ci si accorge sempre se una persona ci sente male».



Ogni minuto vale due giorni

In presenza di un colpo apoplettico bisogna intervenire immediatamente chiamando i soccorsi. Più si aspetta, più il cervello subisce danni.

Dopo un colpo apoplettico inizia una corsa contro il tempo. Un recente studio di ricercatori finlandesi e australiani dimostra che ogni minuto senza cure costa due giorni supplementari a letto ai pazienti, perché il cervello subisce più danni. «Quindici minuti comportano un intero mese», scrivono sulla rivista specialistica Stroke.

Gli studiosi hanno valutato i dati di oltre 2 mila pazienti. «La maggior perdita di tempo avviene perché la popolazione non riconosce i sintomi del colpo apoplettico», dice Marcel Arnold, primario dello Stroke Center dell'Inselspital di Berna. Consiglio: «Al minimo sospetto, digitate il 144 del servizio di pronto intervento».

Sintomi: paralisi di una parte del corpo, disturbi della percezione e della vista, capogiro, smarrimento, difficoltà ad esprimersi.


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