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Edizione: 6/2014 dicembre

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6/2014 dicembre | pagina 24

Verità nascoste sugli antidepressivi
I produttori tacciono i risultati scomodi delle ricerche sui loro farmaci

Spesso gli antidepressivi sono poco più efficaci di un placebo e hanno pesanti effetti secondari. Ma i produttori non lo dicono. Psicoterapia, jogging o l'erba di San Giovanni sono più indicati.

In caso di depressione, molti medici prescrivono farmaci quali Cipralex, Efexor o Remeron. Praticamente nessuna ricerca indipendente, però, dimostra che aiutano davvero a rasserenare l'animo. «Quasi tutti gli studi sono stati finanziati dai produttori», denuncia Etzel Gysling, medico e editore della rivista specialistica Pharma-Kritik. Se uno non indica vantaggi di un determinato farmaco, non viene pubblicato.

Un'indagine pubblicata sul British Medical Journal conferma questi timori. La ricercatrice danese Emma Maund del gruppo indipendente di esperti Cochrane Collaboration di Copenhagen ha esaminato il principio attivo duloxetina, contenuto nel farmaco Cymbalta della produttrice Ely Lilly. Risultato: anche Ely Lilly ha pubblicato solo i dati che mettevano in buona luce il suo prodotto.

Il gruppo della ricercatrice danese ha chiesto i protocolli di nove studi su 2'900 persone all'Agenzia europea per i medicinali. Tutte hanno assunto il principio attivo duloxetina. I protocolli riportano i dati grezzi degli studi.

Nessun accenno ai pensieri suicidi
Con il suo team, Maund ha scoperto che Ely Lilly ha pubblicato solo sette dei nove studi sulla duloxetina, e tutti trasmettevano un'immagine positiva del principio attivo. Nei due non pubblicati, la duloxetina non ha mostrato alcuna efficacia. Inoltre, i risultati postivi di uno degli studi pubblicati non corrispondevano ai dati grezzi. Questi non riportavano che la duloxetina fosse efficace, come ha constatato Maund. La ricercatrice ha scoperto anche che negli articoli non erano stati descritti «dati esaustivi inerenti gravi effetti collaterali», ad esempio la comparsa di pensieri suicidi.

La duloxetina non è l'unico antidepressivo della cui efficacia effettiva gli esperti non sono certi. Già nel 2009 l'Istituto di Colonia per la qualità e l'economia nella sanità pubblica aveva valutato i dati del principio attivo reboxetina, contenuto nel farmaco Edronax del produttore Pfizer. Nell'analisi dei dati grezzi, l'Istituto ha constatato che la sua efficacia non è migliore di quella di un placebo, e che il principio attivo causa più danni che benefici, al contrario di quanto affermato negli articoli pubblicati dalla casa farmaceutica.

Notizie simili si hanno anche per la paroxetina di Glaxo Smith Kline, contenuta nell'antidepressivo Deroxat. Un'analisi dei protocolli degli studi su questo principio attivo ha rilevato che sui bambini non è efficace e causa gravi effetti collaterali. Mediamente, anche loro avrebbero più spesso pensieri suicidi. Negli articoli specialistici non vi erano però informazioni in merito. Le autorità hanno vietato il principio attivo ai giovani sotto i 18 anni solo quando i medici in Inghilterra lo hanno constatato sui loro pazienti.

Negli ultimi anni, vari studi hanno dimostrato che gli antidepressivi sono meno efficaci di quanto promettono i produttori. Peter Bäurle, primario alla clinica di psichiatria e psicoterapia di Aadorf (Turgovia), stima che, in media, l'efficacia sia solo di circa il 10% migliore di quella di un placebo: «A questo piccolo beneficio si contrappongono però pesanti effetti collaterali» come irrequietezza, disturbi del sonno, aumento di peso o stanchezza (vedi tabella). Alcuni di questi possono persistere anche per anni dopo aver smesso di assumere il farmaco.

Gli esperti consigliano perciò di rinunciare a farmaci chimici in caso di depressioni leggere o medie. «Una combinazione di iperico e psicoterapia è meglio», ritiene Bäurle. Vi sono buone prove anche dell'utilità della psicoterapia, che va a fondo delle cause e mostra ai pazienti come cambiare situazioni, comportamenti e pensieri partendo da se stessi.

L'efficacia dei preparati di iperico è dimostrata anche da recenti studi della Cochrane Organization. Secondo Bäurle, l'iperico presenta molti meno effetti collaterali, che inoltre spariscono quando se ne cessa l'assunzione. Alcuni studi hanno anche dimostrato che molto movimento, ad esempio andare regolarmente a correre, può ridurre gli episodi depressivi.

Farmaci utili solo nei casi gravi
I farmaci sembrano agire meglio dell'iperico solo sulle depressioni gravi. La maggior parte delle società specialistiche in Europa consiglia farmaci quali Deroxat, Zoloft o Fluctine, che possono aumentare il messaggero chimico serotonina nel cervello. In genere, i pazienti li tollerano meglio, ma nelle prime settimane di cura devono essere seguiti da vicino dallo psichiatra perché possono aumentare il rischio di suicidi.

Interrogata dalla rivista Gesundheitstipp, Ely Lilly nega di non aver pubblicato tutti gli studi sulla duloxetina. Anche i dati grezzi sarebbero confluiti in diversi articoli. I risultati non sarebbero però stati abbastanza significativi. La ditta farmaceutica dice di aver pubblicato in tutto più di 40 studi sulla duloxetina.

Merck Sharp & Dohme, produttrice di Remeron, dice che tutti gli studi registrati sono pubblicamente accessibili. La produttrice di Deroxat, Glaxo Smith Kline, rimanda a Swissmedic e alle autorità statunitensi ed europee di controllo dei medicinali, che avrebbero tutte omologato la paroxetina. L'impresa non avrebbe mai consigliato il principio attivo per bambini e giovani, e questo sarebbe il motivo per cui non è ammesso per queste fasce d'età.

Andreas Grote, Gesundheitstipp
Vichi Masella


Più felici passeggiando

Anziché prendere antidepressivi, si può fare una passeggiata nel bosco. Camminare all’esterno migliora infatti l’umore.

Il movimento all’aria aperta fa bene all’umore. Un nuovo studio angloamericano su 2 mila partecipanti chiarisce che, in compagnia di altre persone, le passeggiate nel bosco sconfiggono addirittura le depressioni.

Chi passeggiava regolarmente in gruppo ne soffriva nettamente meno. «Le passeggiate rallegravano i partecipanti, il loro umore migliorava», scrivono gli scienziati sulla rivista specialistica Ecopsychology. Per il medico di famiglia zurighese Thomas Walser questa potrebbe essere una misura semplice per permettere agli interessati di assumere meno farmaci antidepressivi.


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