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Edizione: 1/2017 febbraio

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1/2017 febbraio | pagina 1

La scrittura nelle nostre mani
Da ragazza avevo molti amici di penna. I computer e i cellulari non c'erano ancora, quindi si scriveva a mano. Le calligrafie erano un segno distintivo: mi bastava leggere l'indirizzo sulla busta per capire chi fosse il mittente. Oggi non so neppure come scrivano i miei amici, perché comunichiamo tramite email e messaggi. La penna ci distingueva, la tastiera ci ha omologati.

Le nuove generazioni potrebbero non sapere nemmeno cos'è la scrittura a mano, in particolare il corsivo. Diversi Paesi hanno deciso di non insegnarlo più nelle scuole perché ritenuto inutile. In Svizzera dodici cantoni, tra cui Lucerna e Zurigo, hanno abolito la cosiddetta Schnüerlischrift. In Ticino, invece, resiste. In Finlandia e in alcuni Stati degli Usa i bambini imparano a scrivere soltanto in stampatello, più affine alla tastiera del computer.

La perdita della scrittura manuale non è solo una questione di omologazione. In ballo c'è la salute del nostro cervello. Con una penna si esercitano memoria, concentrazione, creatività, linguaggio, coordinazione occhio-mano e motricità fine.

Diversi studi lo hanno dimostrato. L'esperimento "Nulla dies sine linea" (nessun giorno senza una linea) dell'Università Roma Tre(1) ha coinvolto 400 alunni tra gli otto e i dieci anni: per 15 minuti al giorno hanno scritto liberamente in corsivo. Dopo quattro mesi, il lessico, la punteggiatura e l'ortografia erano migliorati parecchio. L'Università dell'Indiana(2), negli Stati Uniti, ha chiesto invece ad alcuni bambini che non sapevano né leggere né scrivere di riprodurre una lettera digitandola al computer, ricalcandola o scrivendola a mano libera. Solo in quest'ultimo caso si sono attivate le aree del cervello utilizzate per la lettura.

In Italia, l'Istituto grafologico internazionale Girolamo Moretti di Urbino(3) ha coinvolto enti come l'Unicef, il Ministero della pubblica istruzione e l'American handwriting analysis foundation(4) per difendere la scrittura a mano. Tra gli obiettivi, il suo riconoscimento quale patrimonio dell'umanità, come già lo è la calligrafia cinese.

Non priviamo i bambini di uno strumento così importante per il loro sviluppo psicofisico. E del piacere di veder nascere dalle proprie mani lettere e pensieri.

Antonella Sicurello

{1)tiny.cc/esperimento-roma
{2)tiny.cc/studi-Indiana
{3)istitutomoretti.it
{4)ahafhandwriting.org
tiny.cc/esperimento-roma
iny.cc/studi-Indiana
stitutomoretti.it

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