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Spendere Meglio
Edizione: 3/2017 giugno

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3/2017 giugno | pagina 26

Ferie: non te le pago, anzi sì
Un lavoratore licenziato chiede il versamento di 13 giorni arretrati, ma alla fine l’azienda gliene risarcisce solo due. Secondo il giudice avrebbe dovuto consumarli prima

Durante il preavviso di licenziamento, un dipendente è esonerato dall’obbligo di lavorare e chiede il pagamento delle ferie arretrate. Ma riceve solo una parte: secondo il giudice, avrebbe avuto il tempo di farle.

Luigi (nome fittizio) ha 40 anni ed è stato licenziato. Pochi giorni prima della fine del preavviso, è esonerato dall’obbligo di lavorare. Poi si ammala e il preavviso di licenziamento si prolunga di un mese. Ha 13 giorni di vacanza arretrati, ma il datore di lavoro si rifiuta di pagarglieli.

A questo punto Luigi si rivolge alla pretura di Hinwil, nel canton Zurigo, per chiedere il pagamento di 7 mila franchi per le ferie non consumate.

Il suo legale sostiene che Luigi non avrebbe avuto il tempo di fare le ferie entro la scadenza del rapporto di lavoro, e quindi questi giorni gli andrebbero risarciti. E fa riferimento alle sentenze del Tribunale federale: la vacanza non è ragionevolmente imponibile se il periodo tra l’esonero dall’obbligo di lavorare e il termine del rapporto di lavoro è molto breve. Nel caso in questione si trattava di 24 giorni lavorativi.

L’azienda paghi due giorni di vacanza
L’avvocato dell’azienda non è d’accordo. A Luigi sarebbe stato comunicato già quattro mesi prima che sarebbe stato licenziato. E avrebbe potuto fare vacanza dopo aver ricevuto la disdetta di tre mesi.

Per il legale di Luigi, questo invito sarebbe stato invece tardivo. «Secondo le direttive dell’assicurazione disoccupazione, ha dovuto candidarsi per posti di lavoro sin dalla data della disdetta», ha spiegato. «Dopo essere stato esonerato dall’obbligo di lavorare è stato per lui quindi impossibile consumare i giorni di vacanza».

Secondo il giudice, Luigi sapeva da tempo che il suo rapporto di lavoro sarebbe terminato. «Avrebbe dovuto consumare le sue vacanze al più tardi dopo l’esonero dall’obbligo di lavorare». Questo sarebbe stato possibile nonostante il breve termine di 24 giorni.

E propone questa soluzione: l’azienda paghi all’ex collaboratore mille franchi, corrispondenti per difetto al salario al quale avrebbe diritto per due giorni di vacanza.

Dopo alcune contrattazioni, le parti hanno accettato. Non ci sono spese giudiziarie, perché i contenziosi di diritto del lavoro fino a 30 mila franchi sono gratuiti.


Troppe vacanze, compensazione in cash

Le ferie vanno fatte. Ma se i giorni arretrati sono troppi rispetto al termine di preavviso, si ha diritto alla compensazione in denaro.

Per principio, le vacanze sono destinate al riposo del dipendente. Perciò devono poter essere prese sotto forma di giorni e settimane liberi e non essere compensate in denaro. Questo vale anche durante il periodo di disdetta.

Ma non c’è regola senza eccezione. Il preavviso di disdetta serve alla ricerca di un nuovo posto di lavoro e ciò non è compatibile con un’assenza per ferie nel caso in cui il diritto alle vacanze sia relativamente elevato rispetto al preavviso. In simili casi, i tribunali ritengono che per il dipendente non sia ragionevolmente possibile fare una parte o tutte le vacanze prima della cessazione della collaborazione.

In caso di termine di disdetta breve e saldo vacanze elevato sussiste quindi un diritto al pagamento delle vacanze.

Gian Andrea Schmid, Saldo
Michela Salvi, Spendere Meglio

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