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Spendere Meglio
Edizione: 1/2018 febbraio

Nome: Spendere Meglio
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1/2018 febbraio | pagina 4

Stacchiamo il poppatoio all’adulto obeso
Senza canone, la Rsi migliorerà (Spendere Meglio, dicembre 2017).

Nessuno ha mai percepito canoni obbligatori per telefonia, poste ed elettricità, pur trattandosi di beni quasi vitali. A maggior ragione la radio-tv non ha ragione di essere “statale”. È ora che si regga sulle sue gambe, fornendo i suoi servizi sul mercato. Dobbiamo staccare il poppatoio all’adulto obeso.

Questo non può che far bene alla qualità. Bisogna essere responsabilizzati di ciò che si fa e saperlo guadagnare.

La coesione nazionale può essere promossa in altri modi più efficaci, promuovendo l’insegnamento delle lingue. La lingua è il mezzo per comunicare fra gente che non sta insieme per “nazionalismo” e anzi lo ha superato... almeno chi è sveglio e non si addormenta coeso davanti ad un televisore.

Ora si pretende perfino di finanziare le televisioni private col canone.

Volete fare tv o radio? Reggetevi sulle vostre gambe! Nessuno dev’essere obbligato a comprare i vostri servizi. Tanto più che l’offerta ora è ampia e la tecnica permette ad ognuno di noi di produrre informazione e immetterla in rete.

Gian Marino Martinaglia, Cadro


Egregio direttore

Sono, da sempre molto critico nei confronti della Rsi. Mi trovo dunque d’accordo con lei a proposito del numero di persone che vi lavorano, delle loro qualifiche, delle loro reali attitudini e della loro preparazione (sovente inesistente), dei loro stipendi rispetto alla qualità delle loro prestazioni, ecc.

A ciò aggiungerei la mancanza, da parte della Rsi, di un controllo “professionale” dei collaboratori, in particolare modo di coloro i quali vanno allo schermo o al microfono: quasi tutti parlano male italiano, con accenti, cantilene o toni inammissibili, scambiano la televisione per un teatrino (sovente personale) di strapaese, si permettono di presentarsi in abbigliamenti poco rispettosi dell’utente, si danno in continuazione del tu come se parlassero fra loro invece che per il pubblico che li segue.

Forse tre telegiornali sono troppi, probabilmente ci sono troppe reti radiofoniche, e un poco di interazione confederale non farebbe che migliorare la comprensione e il vivere insieme di culture diverse. I dirigenti andrebbero ridotti e cambiati, il giornalismo laico e indipendente dai partiti andrebbe riaffermato, eccetera.

Per ottenere tutto questo, lei consiglia ai suoi lettori di votare a favore dell’iniziativa. Muoia Sansone con tutti i filistei. Mi creda: sarebbe un gravissimo errore: getteremmo il bambino assieme all’acqua sporca.

Se passa l’iniziativa, la Ssr morirà rapidamente. L’alternativa sarà il sequestro dell’informazione da parte dei vari Blocher che già condizionano così pesantemente le nostra democrazia e la nostra esistenza quotidiana.

L’alternativa saranno la cultura, l’educazione, il divertimento, lo sport a pagamento: e buonanotte all’equità, compresa quella sociale, che dovrebbe essere uno dei pilastri del nostro Stato.

Il vero nemico non è la Ssr ma chi la dirige e ne ha dimenticato la funzione fondamentale per la nostra Confederazione.

La riforma della Rsi va sicuramente attuata, parecchie teste dovrebbero essere cambiate, una profonda verifica delle attitudini e delle competenze andrebbe perseguita, ma guai a indebolire la Ssr in quanto istituzione!

Luca Bellinelli, Lugano


Sostenere che votando sì la Rsi migliorerà è come dire che bisogna uccidere il malato per vincere la malattia che lo tormenta. Questa iniziativa dal titolo subdolo e ingannatore nasconde, a chi non ne legge attentamente il testo, una seria minaccia per le minoranze linguistiche e l’informazione.

Franco Panzeri, Novazzano


L’editoriale del capo redattore Matteo Cheda sull’iniziativa No Billag elenca affermazioni “sempliciotte” e paragoni impropri sulla radiotelevisione pubblica e banalizza gli effetti di una eventuale accettazione dell’iniziativa.

Quanto afferma Cheda, quale motivo per ridimensionare il servizio pubblico radiotelevisivo, potrebbe essere esteso ancora più facilmente a Spendere Meglio, vista la copertura tematica tutto sommato di nicchia della rivista che dirige e che pertanto, secondo questa tesi, sarebbe destinata ad inevitabile obsolescenza. 

Flavio Nessi, Sorengo


Caro Cheda, quel che scrivi è tutto vero! Metti, come sempre, il dito nella piaga. Lo sento anch’io nello stomaco.

Ma senza una Ssr pubblica “controllata”, ovvero messa sotto tiro costante dalla cacofonia di tutti i partiti, finiremo come in America. Non ci parleremo più. Finiremo nella nostra bolla filtrata.

Io sono verde eppure ho amici che votano Udc. Ci sopportiamo, ci ridiamo sopra. Deve rimanere così.

Quindi, per una volta, taci! Dopo il 4 marzo discuteremo come dovrebbe essere la Ssr.

Fritz Gysin, Rovio


Non entro nel merito delle considerazioni su salari e scarsa resa produttiva ma sulle conseguenze dell’iniziativa. Non si tratta di ridimensionare la Ssr e la Rsi, si tratta di cancellarle. La lettura del testo dell’iniziativa sarebbe d’obbligo per dire con trasparenza dei fatti.

Maurizio Corti, Bedigliora


Il signor Cheda dovrebbe limitarsi a verificare la qualità di prodotti o servizi offerti ai consumatori e non fare previsioni per le quali non credo sia all’altezza, e in ogni caso non prendere posizioni politiche che non competono alla testata che gestisce.

I canali Rai hanno una buona qualità mentre i privati come Mediaset non si possono più guardare per il bassissimo livello e il tormento pubblicitario.

La Rsi è uno dei principali datori di lavoro ticinesi. Se l’iniziativa sarà accolta, li assumerà tutti lui?

Antonietta Castelnuovo, Lugano


Non ho nulla da condividere con chi ritiene i collaboratori della Rsi persone «con stipendi stupendi e scarsa resa» (in altre parole «scalda-sedie») nonché i vertici quali bugiardi e attaccati alla cadrega. L’articolo è un’offesa a chi lavora onestamente e s’impegna per fornire alla comunità un importante servizio, sicuramente migliorabile.

Giuliano Maddalena, Cugnasco


Il Ticino deve mantenere la Rsi con il suo telegiornale indipendente, le sue trasmissioni culturali, Falò, Patti Chiari, Il giardino di Albert, eccetera. Senza la Billag la qualità diminuirà, perché per fare delle buone trasmissioni occorrono soldi.

Indubbiamente la Rsi può migliorare, ma senza canone, avremmo con ogni probabilità più pubblicità, programmi scadenti o costosi.

Milena Rottmann, Vico Morcote


Mi complimento con il signor Cheda. Il futuro è dietro l’angolo. Ma esiste ancora chi non vuol vederlo!

Vorrei tanto guardare all’iniziativa come al necessario spunto a volersi impegnare per guardare oltre il complesso pachiderma della Ssr, a dimostrarsi capaci di visioni e di saper cogliere le sfide.

Claudio Corti, Nivo


Trovo l’articolo ben fatto. Non è giusto che una moltitudine di personaggi “vivacchi” a stipendi alti chez Rsi. Ci sono allenatori disoccupati che da anni fanno i professori di calcio durante le telecronache, sia dallo studio, che da bordo campo.

Non vedo proprio perché sovvenzionare le televisioni private. Potrebbero benissimo autofinanziarsi con la pubblicità.

Giorgio Piona, Cadro


È una vera vergogna che permettiate ad un così malinformato e poco professionale giornalista di scrivere così tante menzogne sul vostro giornale.

Eliana Colla, Tesserete








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