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Edizione: 2/2018 aprile

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2/2018 aprile | pagina 27

Dal segreto ti libero io
Medici e terapisti possono informare la cassa malati solo se sono autorizzati dai pazienti

Senza l’autorizzazione del paziente, gli operatori sanitari e i terapisti non possono trasmettere alla cassa malati informazioni sulle cure.

Le indicazioni nella cartella clinica, i risultati degli esami di laboratorio e le diagnosi sono dati sulla salute altamente sensibili. Il Codice penale obbliga medici e terapeuti a non trasmetterli. Questo vale anche per i dentisti, i chiropratici, i farmacisti, le ostetriche, gli psicologi e i loro collaboratori. Pure altri terapisti che non soggiacciono al segreto, come i medici empirici o i massaggiatori shiatsu, non possono dare informazioni senza l’autorizzazione del paziente.

I dati sulla salute sono protetti dall’accesso da parte di terzi anche dalla Legge sulla protezione dei dati. Chi la viola rischia una pena pecuniaria fino a fr. 10 mila.

Ci sono inoltre leggi cantonali che obbligano i terapeuti al silenzio, come quelle dei cantoni Appenzello interno, Berna, San Gallo e Zurigo, che in parte prevedono pene più severe di quelle previste dalla legge.

In Ticino, l’operatore sanitario è liberato dal segreto professionale solo «con il consenso del paziente o per decisione del medico cantonale»(1).

Gli operatori sanitari devono avere l’autorizzazione dei pazienti anche quando un’assicurazione pretende rapporti esaustivi sulle terapie.

L’autorizzazione anche per le cure alternative
Lo dimostra il caso di Maria Scossi (nome fittizio), che aveva una complementare Visana per i trattamenti di medicina alternativa. L’assicurazione ha partecipato per anni ai costi di una terapia di linfodrenaggio manuale, assumendosene il 90%.

Quando Scossi ha trasmesso a Visana altre fatture per questa cura, la cassa le ha scritto che aveva bisogno di ulteriori informazioni per poter definire il suo diritto alle prestazioni. Informazioni che aveva richiesto a chi aveva emesso le fatture.

La terapista di Scossi ha ricevuto un questionario prestampato da compilare. La cassa ha rimandato alle sue Condizioni generali di assicurazione: «Visana ha il diritto di esigere giustificativi e informazioni, in particolare certificati medici». L’assicurato le concede «il diritto di richiedere direttamente tali documenti e informazioni».

Secondo Francis Meier, portavoce dell’Incaricato federale della protezione dei dati, un simile passaggio nei piccoli caratteri non sostituisce l’autorizzazione da parte del paziente.

«Un’autorizzazione richiede che la persona sappia esattamente a cosa acconsente», dice anche il professore di diritto privato dell’Università di San Gallo Thomas Geiser.
Se l’assicurazione vuole informazioni su una cura, i pazienti dovranno dare a lei o al terapista un’esplicita procura scritta (vedi lettera). In assenza di un simile documento, i terapisti non dovrebbero fornire informazioni.

Nel caso specifico, il questionario di Visana si estende molto al di là del trattamento attuale. Il terapista avrebbe dovuto indicare se la paziente aveva già consultato un medico per i disturbi, chiedendone nome, terapie e decorso. Le domande concernono una cura passata e non sono ammissibili.

Visana non cambierà la sua procedura
Inoltre, si tratta di prestazioni dell’assicurazione di base. Gli assicurati possono pretendere che simili informazioni siano trasmesse unicamente al medico di fiducia della cassa malati e non a chi si occupa di elaborare i dati. Geiser consiglia di lasciare senza risposta domande di questo tipo.

Secondo il portavoce di Visana David Müller, non c’è alcun motivo per modificare la procedura.

Beatrice Walder, K-Tipp
Michela Salvi, Spendere Meglio

(1)tiny.cc/legge-ticino (articolo 20)

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