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L'Inchiesta
Edizione: 3/2018 maggio

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3/2018 maggio | pagina 28

Debiti con l'Avs? Paga il capo
In caso di fallimento di un'azienda, direttori e consiglieri di amministrazione devono pagare di tasca propria i contributi Avs non versati.

Secondo la legge sull'Avs, il datore di lavoro che non versa i contributi intenzionalmente o per negligenza grave deve rispondere del danno. Se si tratta di una persona giuridica, in genere una Sa o sagl, ne sono responsabili i direttori e i consiglieri di amministrazione. Se quindi l'azienda fallisce e non ha mezzi per risanare il debito con la cassa di compensazione Avs, toccherà a loro versare di tasca propria i contributi arretrati.

Il Tribunale federale ha emesso diverse sentenze in tal senso. Per esempio, una donna del canton San Gallo, socia e direttrice di una Sagl fallita, è stata condannata a pagare un debito con l'Avs di fr. 144 mila. L'ex direttore di una società fallita dovrà rispondere personalmente per debiti di fr. 40 mila solidalmente con il consigliere d'amministrazione.

Nelle sue direttive sulla riscossione dei contributi nell'Avs/Ai e nelle Ipg, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali scrive: «Un prestanome che non si avvale dei suoi poteri di controllo agisce per negligenza grave»(1). Si tratta di un chiaro avviso per chi si mette a disposizione nei consigli di amministrazione pro forma.

Un'azienda a rischio fallimento non può essere mantenuta sulle spalle dell'Avs. Secondo il Tribunale federale, i suoi responsabili devono risparmiare sui salari. In un caso del 2013, i giudici di Losanna avevano scritto che in una situazione finanziaria difficile si devono in primo luogo adempiere gli obblighi del diritto delle assicurazioni sociali. Non bisogna causare un ulteriore incremento di debiti contributivi continuando a versare salari.

Ernst Meierhofer, K-Geld
Michela Salvi, L'Inchiesta

(1)tiny.cc/direttive-contributi
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