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L'Inchiesta
Edizione: 4/2018 luglio

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4/2018 luglio | pagina 26

Casse pensioni più grasse
Con gli averi degli assicurati, nel 2017 gli istituti di previdenza professionale hanno guadagnato l'8%. Ma la maggior parte versa solo tra l'1% e il 3%

Secondo l'indice di Credit Suisse delle casse pensioni, nel 2017 gli istituti previdenziali hanno realizzato guadagni non inferiori all'8,1%. L'indice si basa sui risultati di circa 130 casse per le quali la banca fa da deposito.

È il quarto miglior risultato dall'adozione dell'indice nel 2000, nonostante attualmente gli interessi siano estremamente bassi. Sull'arco degli ultimi sei anni, le casse pensioni hanno guadagnato mediamente il 5,5%.

La Commissione federale di alta vigilanza della previdenza professionale (Cav) ha di recente pubblicato cifre simili a quelle di Credit Suisse: nel 2017 il rendimento netto si situava mediamente al 6,9% per le casse pensioni di diritto privato e all'8,2% per quelli di diritto pubblico.

Anche in periodi di bassi rendimenti, i capitali di vecchiaia fruttano molto. Alla fine del 2017 il capitale accumulato dalle persone con attività lucrativa ammontava a 514 miliardi. Secondo la Cav, sui conti dei pensionati erano depositati 351 miliardi. Inoltre, fino alla fine del 2015, le casse pensioni e le assicurazioni avevano investito 116 miliardi di riserve. E nel 2017, con un capitale complessivo di 981 miliardi, gli istituti previdenziali hanno guadagnato 79 miliardi (con un rendimento dell'8,1% secondo l'indice di Credit Suisse).

Alcune casse concedono interessi più alti
Ma di questi lauti guadagni agli assicurati rimane ben poco, perché le casse pensioni e le assicurazioni trasmettono ai contribuenti e pensionati solo una minima parte del guadagno ottenuto. La maggior parte lo tiene per sé.

Ed è tutto legale, perché ogni anno il Consiglio federale fissa un tasso d'interesse minimo molto basso. Lo scorso anno, nonostante l'8,1% di interessi fruttati con il capitale, le casse pensioni hanno dovuto corrispondere agli assicurati solo l'1%, e per di più solo sulla parte obbligatoria. Alcune, però, sono state più generose: per esempio, Zuger ha concesso il 5,5%, Bernese il 4,25% e Profond il 3,5% (vedi tabella).

Vz Vermögenszentrum ha analizzato gli interessi concessi da 30 istituti a 1,5 milioni di assicurati. Risultato: mediamente si va dal 3,08% all'1,27%. A lungo termine queste differenze influenzano notevolmente gli averi di vecchiaia al momento del pensionamento. Ipotizziamo un salario annuale di 100 mila franchi. A 65 anni un assicurato riceverà un importo di fr. 483'045.- col tasso più basso e fr. 675'128.- con quello più alto. Una differenza di ben fr. 192 mila.

Lauti guadagni anche sui pensionati
Alle persone con un'attività lucrativa, gli interessi concessi sugli averi di vecchiaia sono molto più bassi della loro redditività effettiva. Nel 2017, sulla media di tutti gli assicurati, la differenza era di un abbondante 5%. Significa che, con un capitale di vecchiaia complessivo di 514 miliardi, almeno 25 miliardi di interessi non sono stati trasmessi agli assicurati.

Gli istituti guadagnano anche sui pensionati. Con l'attuale speranza di vita e con un tasso tecnico del 3,5%, necessario per l'aliquota di conversione del 6,8%, nel 2017 le casse pensioni hanno registrato un guadagno di almeno 12 miliardi.

«È ora di far partecipare in modo più incisivo gli assicurati a queste ottime performance», dice Matthias Kuert di Travail Suisse, l'associazione mantello dei dipendenti. Gabriela Medici dell'Unione sindacale svizzera è dello stesso avviso: «Gli alti guadagni delle casse pensioni devono andare a beneficio degli assicurati con la concessione di interessi migliori».

Assicuratori vita ancora più avari
I dipendenti con il Secondo pilastro da un'assicurazione vita sono messi ancora peggio. Axa-Winterthur concede l'interesse minimo dell'1% sulla parte obbligatoria e solo un misero 0,5% su quella sovraobbligatoria.

Swiss Life e le altre assicurazioni complete Allianz, Pax e Basilese concedono l'1% in entrambi i casi. Il resto dei guadagni fluisce nelle riserve e una parte va agli azionisti. Nel 2016, per esempio, Swiss Life ha registrato utili per 135 milioni con il Secondo pilastro. Secondo l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma), nello stesso anno gli otto assicuratori vita hanno guadagnato 602 milioni.

Queste compagnie assicurano complessivamente più di 1,8 milioni di dipendenti, prevalentemente di piccole e medie imprese. Si tratta di poco meno della metà di tutti gli assicurati con attività lucrativa in Svizzera. Secondo Finma, attualmente un quarto di tutti i pensionati percepisce la propria rendita da loro.


Glossario

Quota minima.
La quota minima o legal quote impone agli assicuratori vita di accreditare agli assicurati almeno il 90% dei premi e dei redditi. Il resto può fluire nelle loro casse come utile.

Tasso minimo.
Lo stabilisce il Consiglio federale. Attualmente è dell'1%. Il tasso d'interesse minimo vale solo per la parte obbligatoria, cioè per il salario assicurato tra fr. 24'675.- e fr. 84'600.-. Molte aziende assicurano un salario superiore e in questo ambito sovraobbligatorio le casse pensioni possono definire un tasso a loro scelta.

Tasso d'interesse tecnico.
È un'ipotesi teorica delle casse pensioni sul rendimento futuro dei capitali di vecchiaia dei pensionati. Più è basso il tasso tecnico stabilito, più sarà alto l'importo da accantonare per i pensionati.

Aliquota di conversione.
È del 6,8% e vale per la parte obbligatoria. Su quella sovraobbligatoria le casse possono applicare un'aliquota più bassa. Serve per calcolare la rendita annuale: con un capitale di vecchiaia di fr. 400 mila, si riceveranno fr. 27'200.- (400 mila x 6,8%) o fr. 2'267 mensili.

Assicurazione completa.
Nell'assicurazione completa, i grandi assicuratori vita garantiscono sempre rendite e prestazioni in capitale al 100%.
Nel caso di politiche d'investimento sbagliate, le casse pensioni parzialmente autonome e autonome possono rischiare di non avere una copertura sufficiente. Possono aumentare i premi fino a raggiungere nuovamente un grado del 100%.

Max Fischer, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta



Buco di 300 milioni in Ticino

L'istituto di previdenza del Cantone Ticino versa solo l'1% agli assicurati. Motivo: ha un disavanzo di quasi 300 milioni e i guadagni servono per garantire il finanziamento delle pensioni.
L'Istituto di previdenza del Cantone Ticino (Ipct) è un ente autonomo di diritto pubblico e con circa 24 mila assicurati tra attivi e pensionati è la più grande cassa pensioni a livello ticinese. Assicura, tra gli altri, i dipendenti dello Stato e i docenti cantonali.

L'Istituto concede ai suoi assicurati il tasso minimo imposto per legge (1%), a fronte di un rendimento complessivo nel 2017 del 6,4%. Perché così poco?

«Come per molte altre casse pensioni, la maggior parte del rendimento è stata utilizzata per finanziare l'aumento degli impegni verso i pensionati a seguito della diminuzione del tasso tecnico dal 2,25% al 2%», risponde a L'Inchiesta il direttore Pierre Spocci.

La riduzione del tasso tecnico (vedi glossario) è dovuta alla minore aspettativa di rendimento degli investimenti (l'interesse delle obbligazioni della Confederazione a dieci anni è praticamente pari a zero). «Se l'aspettativa diminuisce, bisogna aumentare l'ammontare di capitale a disposizione per finanziare le pensioni, attingendo al rendimento del patrimonio».

La diminuzione del tasso tecnico degli ultimi anni ha peggiorato la situazione finanziaria dell'Ipct. Nel 2016 l'Istituto aveva un disavanzo totale di 283 milioni e un tasso di copertura del 65,4%. Rispondendo a un'interrogazione del leghista Daniele Caverzasio, il governo ticinese ha ammesso che il consiglio di amministrazione dell'Ipct ha chiesto un contributo supplementare al Cantone per coprire il disavanzo(1). L'accordo tra le parti dovrebbe essere raggiunto entro il 2020.

Antonella Sicurello

(1)tiny.cc/interrogazione-caverzasio


tiny.cc/interrogazione-caverzasio

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