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L'Inchiesta
Edizione: 4/2018 luglio

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4/2018 luglio | pagina 2

Swiss cambia i posti prenotati
Avete prenotato il posto su un volo Swiss? Occhio: la compagnia può cambiarlo prima dell'imbarco.

In classe economy, la compagnia aerea Swiss offre tre diverse tariffe: light, classic e flex. La light è la più economica, la flex la più costosa. A differenza della light, nella classic sono compresi un bagaglio e la prenotazione dei posti. Ma su quest'ultima non si può fare affidamento: inizialmente la prenotazione è confermata da Swiss e poi potrebbe essere cancellata prima del viaggio.

Il posto non è assicurato nemmeno a chi ha ricevuto al check-in una carta d'imbarco con il numero. Al gate dell'aeroporto di Zurigo-Kloten i numeri definitivi sono emessi da un automatico e i posti assegnati possono essere anche nell'ultimissima fila priva di oblò.

Swiss cerca di spingere i clienti ad acquistare il biglietto più costoso? La compagnia aerea dice che potrebbero esserci modifiche alla prenotazione «per ragioni operative».

Consiglio: chi viaggia solo con il bagaglio a mano dovrebbe scegliere la tariffa più conveniente economy light.



Il volo in Svizzera si compra in inglese

Swiss snobba le lingue nazionali: una parte delle sue clausole contrattuali sono disponibili solo in inglese.

Chi vuole prenotare un volo sul sito di Swiss deve prima accettarne le condizioni generali. Peccato che le disposizioni tariffarie siano disponibili solo in inglese. Chi non lo parla difficilmente potrà capire cosa deve accettare.

E non si tratta di cose secondarie: nelle condizioni si parla per esempio della scadenza entro la quale è possibile rinviare un volo e a quale prezzo. Dati che cambiano a dipendenza della categoria di biglietto.

Swiss dà per scontato che tutti i passeggeri capiscano perfettamente l'inglese? Secondo la portavoce Sonja Ptassek, le disposizioni tariffarie sono state elaborate da un provider esterno che le fornirebbe esclusivamente in inglese. Ma Swiss adotterà a breve una nuova soluzione che tradurrebbe le disposizioni tariffarie anche in altre lingue.



Sunrise: si disdice anche per iscritto

Sunrise ha introdotto nelle condizioni generali il divieto di dare la disdetta per iscritto. Ma la clausola è illecita e nulla.

Di recente, Sunrise ha informato i suoi clienti privati sulle nuove condizioni generali. Nei caratteri piccolissimi è scritto che le disdette devono essere date telefonicamente o tramite Sunrise Chat.

Lo conferma la portavoce Sunrise Therese Wenger: le disdette scritte non sono più accettate. «I clienti sono stati informati della modifica con la fattura di aprile», dice. E le imprese sarebbero libere di definire le proprie condizioni di disdetta.

Ma Sunrise si sbaglia. «È una clausola che fa sorridere, ma non è valida», afferma Vito Roberto, professore di diritto dell'Università di San Gallo. Tale divieto sarebbe inusuale e andrebbe a svantaggio dei clienti, per i quali sarebbe più difficile dimostrare il rispetto dei termini di disdetta.

«Si potrà continuare a dare la disdetta per iscritto anche in futuro», sostiene Roberto.

Consiglio: per avere in mano le prove, inviate la comunicazione per raccomandata.



Con un selfie FB sa tutto di te

Ogni foto condivisa su Facebook trasmette una moltitudine di dati personali.

Secondo il Wall Street Journal, Facebook salva enormi quantità d'informazioni private su ogni foto postata. Chi carica sul social network un selfie o un'immagine delle vacanze trasmette anche altre informazioni: per esempio, la località esatta in cui è stata scattata la foto, un'analisi dell'ambiente e tutte le reti wlan e mobili nelle vicinanze.

Non solo: le persone potrebbero essere identificate tramite il riconoscimento facciale, indipendentemente dal fatto che siano o meno utenti di Facebook.

Finiscono sul social network anche le informazioni tecniche dello smartphone (tipo, sistema operativo, carica della batteria, spazio di memoria disponibile eccetera) e la lista di tutte le app.

Anche Instagram e Whatsapp registrano gli stessi dati, perché anche queste applicazioni appartengono a Facebook.



Recensioni false nel mirino

Secondo il Washington Post, molti utenti di Facebook scrivono commenti positivi sui prodotti Amazon in cambio di favori.

Recensioni positive scritte dietro compenso. Questa è l'accusa mossa dal Washington Post ad Amazon, gigante mondiale dello shopping online. Secondo il quotidiano americano, diversi apprezzamenti scritti da utenti, soprattutto tramite Facebook, sarebbero troppo simili tra loro e userebbero spesso le stesse espressioni, come se fossero frutto di un copia e incolla.

Questa pratica sarebbe particolarmente diffusa per dispositivi popolari come cuffie ed altoparlanti.

Un giudizio favorevole contribuisce a far salire l'indice di gradimento di un articolo e, di conseguenza, può influenzare il consumatore. Su Amazon, i commenti dietro compenso sono vietati da un anno e mezzo, pena l'espulsione del commerciante dalla piattaforma.

Amazon ha respinto le accuse. Più del 99% delle opinioni sono autentiche, poiché riportate da clienti che hanno realmente acquistato i prodotti e che non hanno ricevuto alcuna ricompensa.



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