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L'Inchiesta
Edizione: 4/2018 luglio

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4/2018 luglio | pagina 12

Spiati da SwissId
La Posta obbliga i clienti a registrarsi su un sito di un'azienda privata per creare un'identità digitale. Che però non è ancora regolata per legge

Monica Ceschi (nome fittizio) ha un account utente sul sito della Posta. Di recente, le è stato comunicato per email che entro dieci giorni avrebbe dovuto collegarlo con la nuova SwissId, una specie di identità digitale.

Finora l'accesso al portale era molto semplice: i clienti immettevano l'indirizzo e-mail e sceglievano una password. Ora la Posta li indirizza sul sito internet di SwissId, obbligandoli ad annunciarsi lì. Attualmente lo si può fare ancora tramite indirizzo e-mail e password. Per aumentare la sicurezza del collegamento, ci si può far trasmettere anche un codice supplementare per sms o usare un elenco di codici da cancellare mano a mano, come si fa per l'e-banking.

I clienti temono un abuso di dati
I commenti di vari lettori dimostrano che l'insoddisfazione per questa novità è grande. I clienti temono un abuso dei propri dati e una carenza di sicurezza e di essere sorvegliati. E non accettano il fatto che la Posta li obblighi al cambiamento.

Per il Gigante giallo le lamentele erano prevedibili. E mantiene la sua posizione, nonostante l'Incaricato federale della protezione dei dati chieda un'alternativa al login via SwissId.

L'idea a monte di SwissId è che i clienti possano sbrigare le loro commissioni in modo sicuro con un solo login. Attualmente devono immettere solo il nome, i dati di login e un numero telefonico. In futuro, dovrebbero potersi identificare anche in modo giuridicamente valido, dimostrando la propria identità. Come? Presentandosi di persona a uno sportello autorizzato (per esempio in Posta o in banca) o facendosi identificare al computer tramite video. Una volta sbrigata questa procedura, potranno sfruttare offerte e servizi che richiedono un'identificazione.

A quel punto dovrebbe essere possibile stipulare contratti via internet senza doverli firmare.

Guadagni milionari e pericolo hacker
Ma al momento non vi è alcuna legge che riconosca tali contratti come validi sostituti di un documento firmato. Il Consiglio federale ha appena annunciato un disegno di legge sui servizi elettronici di identificazione. Significa che trascorreranno degli anni fino all'entrata in vigore della legge.

Eppure l'azienda privata SwissSign Group, che sta dietro a SwissId, vuole lanciare lo stesso l'identità digitale. Gli azionisti sono, oltre alla Posta, le Ffs, Swisscom, Credit Suisse, Raiffeisen, Six Group, Ubs, la banca cantonale di Zurigo, Axa, Basilese, Helvetia, Mobiliare, Swiss Life, Vaudoise, Zurich, Css e Swica. Con un'identificazione digitale utilizzabile in modo generale vogliono risparmiare sui costi. Non solo: puntano a incassare lauti guadagni, dato che le imprese e le autorità che usano SwissId devono pagare.

Secondo il direttore di SwissSign Group Markus Naef, entro fine anno passeranno al login con SwissId circa una ventina di imprese. Entro inizio 2019 anche le Ffs useranno la nuova possibilità di accesso sui loro canali di distribuzione e su Swisspass.

Nel pubblico, fa da apripista il canton Berna. Gli abitanti dovranno poter chiedere un estratto del registro delle esecuzioni o inoltrare senza firma speciale la dichiarazione delle imposte.

L'organizzazione Digitale Gesellschaft Schweiz, impegnata per la difesa dei diritti fondamentali e umani su internet, critica la Posta e i suoi partner commerciali. «Se l'implementazione è lasciata nelle mani di privati, nella costituzione del nuovo sistema di identificazione saranno messi in primo piano gli interessi commerciali invece che quelli dei cittadini», sostiene il direttore Erik Schönenberger.

Le prove dell'identità e la loro gestione sarebbero di «pertinenza dello Stato». Anche i partiti di sinistra e di centro chiedono che l'assegnazione di un «passaporto digitale» rimanga compito della mano pubblica.

Markus Naef di SwissSign ammette che la sua azienda persegue scopi di lucro. Si tratterebbe pur sempre di un investimento milionario a due cifre. Ma rassicura: SwissSign non analizza né rivende i dati utilizzati.

Come impedirà SwissSign gli attacchi da parte degli hacker? Con i dati rubati si possono fare acquisti sul web e richiedere documenti ufficiali. «La sicurezza dei dati ha naturalmente la massima priorità», dice Naef. I dati sarebbero salvati in diversi luoghi in Svizzera. Inoltre, vi sarebbe una stretta collaborazione con esperti in sicurezza.

«Quando si usa internet si lasciano sempre tracce e non c'è una garanzia totale per la sicurezza dei dati», commenta l'Ufficio federale di giustizia.

Thomas Lattmann, Saldo
Michela Salvi, L'Inchiesta


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