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Spendere Meglio
Edizione: 2/2020 aprile

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2/2020 aprile | pagina 4

Tanto caffè e benzina ma poche mascherine
Paghiamo milioni per finanziare le scorte di emergenza. Ma la pandemia di coronavirus è stata sottovalutata

La Svizzera ha uno dei sistemi sanitari più cari del mondo. Eppure le mascherine di protezione sono state razionate già all’inizio della pandemia da coronavirus.

Secondo l’Ufficio federale di statistica, ogni anno la Svizzera spende 83 miliardi di franchi per la sanità. L’assicurato la finanzia con premi assicurativi, franchigie, partecipazione ai costi e imposte. Eppure con la pandemia da coronavirus il materiale medico dev’essere razionato.

Milioni per finanziare le scorte d’emergenza
Ogni anno la Confederazione versa 105 milioni di franchi alle aziende per finanziare le scorte obbligatorie di articoli essenziali. La riserva di benzina basta per 4,5 mesi. Per ogni abitante, neonati compresi, nei magazzini di emergenza ci sono due chili di riso, due chili di caffè e sette chili di zucchero. Ma c’è solo una mascherina ogni 51 persone.

«In caso di pandemia», si legge in un rapporto dell’amministrazione, «ci si aspetta un aumento della domanda di maschere protettive, disinfettanti, guanti da visita e antibiotici. Ciò non può essere garantito dagli stock disponibili».

Per esempio, per una pandemia di dodici settimane, solo gli ospedali e le case di cura avrebbero bisogno di circa 745 mila mascherine, contro le 168 mila in magazzino. Senza contare le mascherine necessarie al di fuori degli ospedali.

Secondo il governo, gli ospedali hanno ridotto i loro inventari per motivi di costo. Ma su 20 ospedali interpellati dalla rivista Saldo, nessuno fornisce cifre specifiche.

L’ospedale cantonale di Lucerna scrive che l’inventario è «sufficiente a medio termine», ma la situazione è «tesa». Il consumo è stato ridotto allungando da due a otto ore la durata di utilizzo delle mascherine.

Secondo la Luzerner Zeitung, dopo una serie di furti nell’ospedale la riserva di mascherine viene protetta dai sorveglianti. E nel Bund il portavoce dell’Ospedale universitario di Basilea conferma un «consumo inspiegabilmente alto» di maschere protettive.

Contrariamente alle maschere respiratorie, non esiste una scorta obbligatoria per i disinfettanti. Questo perché le mascherine sono prodotte in Asia mentre per i disinfettanti, stando al piano per l’influenza pandemica del 2019, «la capacità produttiva in Svizzera è sufficiente».

In realtà, anche i disinfettanti scarseggiano. L’ospedale cantonale di Lucerna fornisce quelli per le mani «solo ai dipartimenti con contatto diretto con il paziente». Mentre quello di Aarau li consegna solo «in modo contingente e mirato».

17 mila mascherine regalate ai cinesi
In Ticino, a metà febbraio, l’Ente ospedaliero ha donato 17 mila mascherine chirurgiche a Wuhan, per aiutare la città cinese a combattere l’epidemia scatenata dal coronavirus. In quel momento il virus si stava già diffondendo nel nord Italia. Lo si sarebbe scoperto pochi giorni dopo.

Max Fischer, Roland Gysin, Saldo
Matteo Cheda, Spendere Meglio

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