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Edizione: 2/2020 aprile

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2/2020 aprile | pagina 13

Carne avvolta nel mistero
Sulle confezioni mancano spesso le informazioni sul tipo di allevamento. Migros è la più trasparente

Chi acquista carne d’importazione non sa da quale allevamento proviene. Solo Migros ha introdotto un’etichetta esplicativa.

Circa un quinto della carne consumata in Svizzera proviene dall’estero. A dirlo è l’organizzazione di settore Proviande.

Coop e Lidl sono nella media: importano il 20% della carne in vendita. Migros, invece, solo il 13%.

Sulle confezioni, però, mancano quasi sempre le informazioni sull’allevamento.

Carne importata da Europa e Sudamerica
Nel 2019 la trasmissione Kassensturz aveva criticato un metodo di allevamento in Sudamerica, denunciando i cosiddetti feedlot. Sono enormi recinti per bestiame, in genere a cielo aperto, dove gli allevatori accolgono spesso decine di migliaia di capi di bestiame senza accesso al pascolo. I manzi stanno in piedi, camminano e si sdraiano prevalentemente su terra e sabbia, in parte nel fango, e sono nutriti con mangimi concentrati a base di soia e sorgo. Un tipo di allevamento non compatibile con il benessere degli animali.

Coop, Aldi e Lidl garantiscono di non accettare i feedlot e di importare unicamente carne da allevamenti al pascolo. Che arriverebbe dall’Uruguay.

Coop importa quantità minori dal Paraguay. Migros indica che la sua carne di manzo proviene dal Sudamerica, «per la maggior parte da allevamento al pascolo».

Secondo un rapporto del Ministero statunitense dell’agricoltura, in Uruguay l’85% dei manzi vive al pascolo e mangia erba. Il resto proverrebbe da allevamenti feedlot.

I grandi distributori dichiarano anche di non tollerare residui di antibiotici o ormoni nella carne d’importazione. Coop e Migros effettuano verifiche a campione. Lidl e Aldi chiedono ai fornitori di rinunciare all’utilizzo di ormoni della crescita durante l’allevamento. Sulla confezione della carne d’importazione, Aldi dichiara che può contenere antibiotici perché in alcuni paesi di provenienza ne è consentito l’uso.

«In genere, se non vengono usati ormoni da ingrasso, la carne di manzo importata dall’Uruguay è migliore di quella da allevamento svizzero intensivo in stalla», afferma Eric Meili, ex collaboratore dell’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica di Frick (Argovia).

Secondo le cifre dell’Unione svizzera dei contadini, oltre il 60% della carne di manzo svizzera proviene da allevamenti che non superano in qualità i requisiti minimi di legge. Per Meili, gli animali vivono ammassati per 12 mesi, senza mai uscire all’aperto o al pascolo, e sono nutriti prevalentemente con mangimi concentrati o mais.

I grandi distributori non vendono solo carne proveniente dall’Uruguay. Lidl e Aldi importano pollame dalla Germania, Migros polli dall’Italia e dall’Ungheria, Coop dalla Slovenia.

Migros informa con M-Check
Lidl, Aldi e Coop dichiarano che i produttori del loro pollame si attengono a standard corrispondenti al programma svizzero di benessere degli animali Ssra (sistema di stabulazione particolarmente rispettoso degli animali). Significa che i produttori possono allevare fino a 16 polli al metro quadrato in un capannone. Stando ai rapporti agrari, il 93% dei polli svizzeri vive secondo questo standard.

Meili accusa il settore svizzero della carne di «non informare apertamente i consumatori sulle dure condizioni di allevamento dei loro animali». E chiede l’introduzione di informazioni sul tipo di allevamento e di mangime e sui farmaci usati.

Coop, Lidl e Aldi ritengono che le loro dichiarazioni siano sufficienti.

Migros, invece, ha introdotto l’etichetta M-Check: semplici simboli e brevi testi spiegano se la carne proviene, per esempio, da un manzo allevato all’aperto o al pascolo, o se il pollo è cresciuto all’aperto. Stando a sue proprie indicazioni, Migros verifica regolarmente che i produttori rispettino tali requisiti.

Eric Breitinger, Saldo
Michela Salvi, Spendere Meglio

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