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Edizione: 4/2020 agosto

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4/2020 agosto | pagina 5

Prodotto privo di Ogm, ma chi lo dice?
La nuova etichetta per latticini e carne dovrebbe certificare anche che i foraggi non sono modificati geneticamente. Verificarlo è impossibile

Per alcuni, la nuova etichetta per carne e latticini è una vittoria. Per altri è ingannevole. Ecco perché.

Dal primo luglio 2020 i produttori di latticini, carne o uova possono vendere le proprie derrate con la dicitura «senza Ogm» (l’acronimo Ogm sta per organismo geneticamente modificato). Inoltre, sulla confezione devono indicare che per il foraggiamento degli animali non sono state usate piante geneticamente modificate o derivati di esse.

Per Reto Burkhardt dei Produttori svizzeri di latte, il nuovo marchio di qualità è «una possibilità molto interessante per far sapere ai consumatori che nei latticini svizzeri non ci sono Ogm». Secondo l’Unione dei contadini, solo pochi sanno che molti latticini o carni importati dall’estero provengono da animali foraggiati con organismi modificati geneticamente.

Da anni gli agricoltori puntano al marchio senza Ogm. Nel 2009 Laurent Favre, consigliere nazionale del partito liberale radicale e presidente della Federazione svizzera dei viticoltori (Fvs), aveva chiesto al Consiglio federale di creare le basi giuridiche per un’etichetta che riportasse la dicitura «ottenuto senza ricorso alla tecnologia genetica». Il governo vi aveva rinunciato.

Su pressione degli agricoltori, cinque anni dopo l’Ufficio federale per la sicurezza delle derrate alimentari aveva riprovato a introdurre un’etichetta Ogm che prevedeva la rinuncia ai foraggi geneticamente modificati. La maggior parte dei cantoni si era però opposta e la proposta era stata ritirata. Nel 2015 il friborghese Jacques Bourgeois, allora direttore dell’Unione svizzera dei contadini, ha rilanciato con successo la proposta in Consiglio nazionale.

Nel prodotto finale non si trova nulla
La nuova etichetta è però controversa. «Anche se la gallina ha mangiato soia geneticamente modificata, nell’analisi dell’uovo non si trova nulla» afferma il chimico cantonale di Zurigo Martin Brunner. Ci si dovrà basare solo sui documenti dei produttori e degli allevatori.

La faccenda si complica con i prodotti alimentari composti. Il canton Svitto lo aveva segnalato già nel 2014: sarebbe impensabile che le autorità svizzere possano controllare un salame italiano e certificare che l’animale alla base della produzione non abbia effettivamente mangiato soia o mais geneticamente modificati.

La Fondazione per la protezione dei consumatori fa notare che, nei foraggi, additivi quali vitamine, amminoacidi o enzimi, sono in genere prodotti dell’ingegneria genetica. La nuova etichetta non lo tiene in considerazione.

Secondo Gabriele Pichlhofer dell’Organizzazione Biorespect, anche latterie o caseifici usano fermenti ed enzimi derivanti dall’ingegneria genetica. «La dicitura su questi prodotti è falsa» dice.

Coop e Lidl prevedono di introdurre il nuovo marchio. Migros invece è scettica. Siccome durante la produzione delle derrate alimentari spesso entra in gioco l’ingegneria genetica, per esempio nell’uso di additivi per foraggi, «riteniamo una dichiarazione senza Ogm un possibile inganno» afferma il portavoce Patrick Stöpper.

Vanessa Mistric, Eric Breitinger, Saldo
Silvia Mossi, Spendere Meglio

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