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Spendere Meglio
Edizione: 4/2020 agosto

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4/2020 agosto | pagina 18

Splash, e la crema sparisce
Soltanto 2 solari su 8 si dimostrano davvero resistenti all'acqua, proteggendo molto bene dai raggi Uvb anche dopo il bagno

Promettono di resistere all’acqua, ma la metà dei solari testati è insufficiente. Tra questi, il più caro del test.

La rivista Saldo ha analizzato otto solari che i produttori dichiarano resistenti all’acqua.

Risultato: dopo il bagno, quattro presentavano un fattore di protezione più che dimezzato contro i raggi Uvb. Non rispettano nemmeno i requisiti dei fabbricanti: dopo due bagni di 20 minuti l’uno, le creme solari resistenti all’acqua dovrebbero fornire ancora almeno la metà del fattore di protezione promesso. Ma non è il loro caso, e sono stati quindi bocciati.

In particolare, Sports transparent gel di Ultrasun aveva un fattore di protezione inferiore a 20 (invece di 50), quello della lozione extra resistente all’acqua di Daylong era pari a 24 (vedi tabella). Anche il fattore di protezione di Nivea sun Sensitive immediate protect e Avène sun era solo di 25.

«I nostri esami interni dimostrano che Daylong può essere definita extra resistente all’acqua» sostiene il produttore Galderma. Anche Avène e Nivea scrivono che i loro prodotti hanno fornito buoni risultati.

Ultrasun ha trasmesso i risultati delle proprie prove di laboratorio: dopo il bagno, il gel aveva un fattore di protezione 30. Nel test attuale avrebbe ottenuto la sufficienza.

Tutti i prodotti difendono dagli Uva
Il fattore Spf indica quanto il prodotto prolunga la durata di protezione della pelle. Esempio: se normalmente la pelle si arrossa dopo cinque minuti al sole, una crema con fattore 50, a dipendenza del tipo di pelle, potrebbe prolungare il tempo di esposizione a circa 250 minuti. Si tratta comunque di un calcolo teorico. Per i dermatologi, la protezione è pari al massimo al 60% del valore dichiarato. Le persone con la pelle chiara dovrebbero riapplicare il solare dopo un massimo di due ore e mezza.

Due prodotti hanno ottenuto un giudizio globale molto buono: Anthelios di La Roche-Posay e Sensitive Expert di Garnier Ambre Solaire. Dopo il bagno non forniscono più tutta la protezione, ma hanno comunque un fattore Spf superiore a 40. Teoricamente, con la pelle chiara si potrebbe restare al sole ancora per oltre due ore.

Due solari proteggono solo discretamente dagli Uvb, ma adempiono i requisiti del settore. Sun look light & invisible spray aveva un fattore di protezione ridotto a 33, Eucerin sensitive protect sun spray transparent a 26.

Nota positiva: dopo il bagno, tutti i prodotti proteggono bene dai raggi Uva.


I criteri del test

I solari con filtri Uv dovrebbero proteggere la pelle dai raggi dannosi del sole. La rivista Saldo e la trasmissione televisiva Kassensturz hanno fatto analizzare dall’istituto Dr. Schrader di Holzminden (Germania) otto creme e spray resistenti all’acqua, provando l’efficacia protettiva dopo il bagno.

- Protezione Uvb
Il fattore di protezione Spf si riferisce ai raggi solari a onde corte, gli Uvb. Il laboratorio ha applicato i prodotti sulla schiena di dieci persone, seguendo le indicazioni dei produttori. La pelle è stata poi bagnata come sotto la doccia e irradiata con una speciale lampada Uvb. Successivamente, con riflettori e sensori, gli esperti hanno misurato la protezione Uvb.

Il regolamento dell’Unione europea (Ue) prescrive che dopo il bagno le protezioni solari debbano avere ancora almeno la metà del fattore di protezione indicato sulla confezione.

- Protezione Uva
I raggi a onde più lunghe non causano scottature, ma come gli Uvb possono causare il cancro della pelle. Il fattore di protezione dai raggi Uva di una crema solare, secondo le raccomandazioni dell’Ue, dev’essere di almeno un terzo di quello Uvb. Per la misurazione, gli esperti hanno applicato i prodotti su una lastra in plexiglas, messa poi sotto un getto d’acqua. Hanno poi calcolato l’effetto filtro e confrontato il risultato con il fattore di protezione dichiarato.


Anche i filtri possono dare problemi

- Le creme solari hanno filtri Uv chimici o fisici/minerali. I primi trasformano i raggi Uv in calore, i secondi riflettono l’irraggiamento sulla pelle.

- Alcuni filtri chimici possono finire nel sangue passando attraverso la pelle. Uno problematico è per esempio l’octocrylene, che può causare anche reazioni allergiche.

Secondo i dermatologi, le protezioni solari con questo tipo di filtro dovrebbero essere usate con parsimonia, soprattutto sui bambini.
È contenuto nei solari Sensitive expert di Garnier Ambre Solaire e Light & invisible spray di Sun Look.

- I filtri fisici come il diossido di titanio o l’ossido di zinco sono spesso presenti nelle creme solari in forma di nanoparticelle.
L’Istituto tedesco per la valutazione dei rischi ritiene «possibilmente cancerogena» l’inalazione di nanoparticelle.

La rivista Saldo sconsiglia pertanto le protezioni con filtri minerali in forma di nanoparticelle, indicate nelle lista degli ingredienti con il prefisso nano.

Jonas Arnold, Saldo
Michela Salvi, Spendere Meglio

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