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L'Inchiesta
Edizione: 4/2011 luglio

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4/2011 luglio | pagina 18

Protetti dal sole, dai filtri no
Le creme contro i raggi ultravioletti contengono sostanze critiche

Le creme da sole proteggono dai raggi Uv, però contengono sostanze problematiche. Sei su nove testate sono comunque di buona qualità. Lo rivela un test su nove prodotti.
(vedi tabella versione cartacea)

Il sole fa bene, ma ha anche lui le sue ombre. Insolazione, melanoma, invecchiamento precoce della pelle: i raggi ultravioletti possono causare gravi danni alla salute. Oltre a cappello, occhiali e abbigliamento, serve anche una crema solare.

Purtroppo, però, nessuna di quelle sottoposte al test offre una protezione del 100%. In più, alcune contengono sostanze problematiche per la salute.

La rivista per i consumatori K-Tipp ha fatto analizzare in laboratorio nove creme solari tra le più vendute, con fattore di protezione 25 o 30, alla ricerca di contenuti problematici. Inoltre, gli esperti hanno valutato la decomposizione dei filtri Uv causata dai raggi del sole (vedi "I criteri del test").

Ecco le buone notizie: nelle creme solari sottoposte al test, composti di muschio problematici e parabeni sono presenti, se lo sono, solo in piccolissime quantità.

Meno positivo è che nello spray di Garnier il laboratorio ha trovato il profumo allergenico Lyral. La ditta produttrice rimanda alla legge, che non vieta questa sostanza. Gli altri produttori dimostrano però che si possono fare creme da sole anche senza Lyral.

Tutte le creme sottoposte al test contengono filtri Uv formati da sostanze sospettate di avere un effetto ormonale. Il laboratorio ha trovato, ad esempio, Omc (octyl metoxycinnamate) nei prodotti di Daylong, Ultrasun e Nivea; ha trovato anche octocrylene (Oc) nelle creme di Aldi, Lidl, Coop, Denner, Migros, Garnier e Nivea. Per gli esperti del settore, Oc è un noto allergene.

I limiti di legge sono rispettati
Anche in questo caso i produttori rimandano alla legge, che permette l'uso di queste sostanze nelle quantità riscontrate. Le aziende mettono in dubbio anche uno studio che aveva dimostrato l'effetto ormonale dell'Oc.

Il test rivela inoltre che i filtri Uv contenuti nelle creme si decompongono al sole (non sono cioè fotostabili). Questo significa che sotto i suoi raggi, una parte delle sostanze protettive scompare. A dipendenza dei filtri aggiunti e della ricetta del prodotto, la decomposizione varia dal 2% (Ombia di Aldi) al 10% (Jovial di Denner e Ambre Solaire).

Queste differenze dimostrano che con una buona scelta dei filtri Uv e degli altri ingredienti, i produttori possono influenzare la stabilità delle creme solari. Meno stabile è una crema solare, più si corre il rischio che la protezione si riduca con il tempo.

Questo problema è noto ai produttori: infatti aggiungono le sostanze che formano i filtri Uv in dosi esagerate perché solo così riescono a ottenere il fattore di protezione dichiarato.

Una catena di sostanze critiche
In compenso, le creme contengono poi sostanze problematiche come Oc e Omc. E questo non è irrilevante: alcuni filtri Uv reagiscono a contatto con altri ingredienti delle creme e con le sostanze proprie della pelle; questa reazione può portare alla formazione di nuove sostanze.

L'effetto di queste ultime sulla salute umana è praticamente sconosciuto. «Questa circostanza non è desiderata», scrive in un rapporto il laboratorio cantonale di Basilea Città, che da anni analizza le creme solari sulla loro stabilità.

Con il suo prodotto Ambre Solaire, Garnier si piazza all'ultimo posto della classifica. L'azienda comunica, attraverso l'associazione dell'industria cosmetica, che leggi e controlli garantiscono la non pericolosità di queste sostanze per la salute.

In merito al test, Denner scrive che Jovial rispetta il fattore di protezione solare dichiarato. Ma questo non è un problema per la maggior parte delle creme solari.

In un test precedente (vedi L'Inchiesta, luglio 2010), le creme erano state analizzate allo scopo di verificare se rispettavano il fattore di protezione dichiarato. Nove prodotti su dieci lo facevano già. Tra questi c'erano creme di Nivea, Migros (Sun Look), Daylong e Denner (Jovial), considerate anche nel test attuale.

Per un confronto è stata fatta analizzare anche la crema ecologica Sun Sensitiv Family Sun-Spray di Lavera, con fattore di protezione 15, alla ricerca di sostanze problematiche: non ne è stata trovata alcuna.

Inoltre, secondo gli esperti, i filtri Uv utilizzati non si decompongono al sole. I prodotti ecologici hanno però due svantaggi: i filtri minerali utilizzati lasciano un film bianco sulla pelle e non ne esistono con protezione superiore a 20.


I criteri del test

Il laboratorio ha analizzato le nove creme da sole in base ai seguenti criteri:

- Fotostabilità (decomposizione filtri Uv): alcuni dei filtri Uv usati nelle creme solari, sotto la luce del sole perdono gran parte della loro efficacia. Nel laboratorio, i prodotti sono stati sottoposti a luce solare artificiale per 2,5 ore. Dopo, si è misurato il grado di decomposizione dei filtri Uv. Sulle nuove sostanze che si sono formate in questo processo si sa ancora poco.

- Filtri Uv controversi: alcuni filtri Uv sono sospettati di avere un effetto ormonale. La legge permette concentrazioni fino al 10% del contenuto.

- Profumi: 26 profumi con potenziale allergenico devono essere dichiarati per legge. Sono divisi in quattro categorie. I più pericolosi appartengono alle categorie A e B.

- Composti policiclici di muschio: si accumulano nel corpo, sono stati trovati anche nel latte materno e sono difficili da smaltire. La legge non impone alcun valore limite.

- Parabeni: alcuni di questi conservanti, secondo l'Istituto tedesco per la valutazione dei rischi possono influenzare il sistema ormonale. Per questo motivo non dovrebbero superare determinate concentrazioni.

Beat Camenzind, K-Tipp
Silvia Mossi

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